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ALL'ASSEMBLEA DEL COLLETTIVO OGNI GIOVEDÌ ALLE 14.00 AULA
BRUNO FANCIULLACCI EDIFICIO D5 (PORTA ROSSA)
Il
collettivo da sempre si batte per il rispetto del diritto
allo studio,
un diritto che di anno in anno viene vilipeso e sostanzialmente
svuotato dalle
altre come dalla nostra Università, che propone allo studente
un insegnamento “multidisciplinare”, “moderno”, “versatile”
insomma all'avanguardia nel paese ed in Europa. Sfogliando la
nuova guida per gli studenti l'osservatore
attento, comparando l'oggetto che ha in mano con le copie degli anni
precedenti, si accorgerebbe di quanto le pagine riflettano il
cambiamento che lentamente ma inesorabilmente, subisce la nostra
facoltà: oltre la superficiale copertina patinata, campeggia
uno spot
della BNL
(oramai la francese BNP Paribas) che offre prestiti fiduciari agli
studenti meritevoli (con un tasso di restituzione “agevolato” del
2%) al
posto della tradizionale borsa di studio pubblica,
per la quale i fondi stanziati diminuiscono di anno in anno
(2.600.000 euro dal 2003 al 2006). La “modernità” lascia
il posto alla “multidisciplinarità”, dunque perchè
non offrire la presentazione dei corsi di laurea al prof.
Giovanni Bechelloni,
insigne sociologo, certo, esperto di comunicazioni, certo, presidente
di corso di laurea, certo... acc! Povero Bechelloni, ex presidente e
grand
maitre del
defunto corso di Laurea in Media e Giornalismo,
una specie di accattivante
ufficio
di collocamento
per parenti ed amici professori, dove il barone Bechelloni la faceva
da padrone. Ma le leggi vanno rispettate ed allora lasciamo che il
buon Giovanni gestisca il suo curriculum in Comunicazione, media e
giornalismo come una fattoria, e soprattutto diamogli
il “contentino”.
Che presenti lui l'apertura
dei corsi
con una prolusione sulla comunicazione, sull'educazione all'incontro
con l'Altro, in cui si lancia con sorprendente sarcasmo, non essendo
certo l'altruismo il suo cavallo di battaglia.
QUANTI
APPELLI?
“Versatilità”
riscontriamo invece nella nuova organizzazione dei corsi di laurea: è
stata introdotta una nuova
calendarizzazione
che migliora notevolmente la precedente, liberando circa un mese e
mezzo dalla fine di dicembre a metà febbraio in cui preparare
gli esami senza dover contemporaneamente frequentare.
La raccolta firme messa in atto dal Collettivo
il precedente anno accademico
ha dunque sortito dei risultati,
ma il controllo studentesco sulla applicazione dei decreti Mussi ha
dimostrato la sua debolezza per due ragioni principali:
-
la
nuova calendarizzazione si applica ai soli corsi nel nuovissimo
ordinamento,
ex DM 270/04 (decreto Moratti applicato da Mussi), mentre resta
pressoché invariata per il secondo anno della triennale e per
coloro che, iscritti alla magistrale, sono rimasti al vecchio
ordinamento (ex Dm 509/99, cioè la riforma Zecchino); ciò
comporta un accavallamento
tra lezioni ed esami figlio della eccessiva frammentazione dei corsi
di laurea sopraggiunta con la riforma Zecchino. Dal 12 gennaio al 7
febbraio “gli ex DM 509” dovranno studiare per gli esami della
sessione invernale e seguire i corsi della sessione primaverile;
-
il
numero di appelli
precedente all'applicazione del DM 270/2004 era
di 7 all'anno, ora è sceso a 4 (un
appello a settembre, uno a dicembre, uno a gennaio-febbraio ed uno a
giugno-luglio);
La
diminuzione del numero di appelli si conforma alla struttura del
nuovissimo ordinamento,
in quanto è previsto un appello al termine delle lezioni
semestrali insieme alle prove intermedie (a novembre a marzo e ad
aprile), accessibili solo agli studenti frequentanti. In questo modo
è formalizzata
ed istituzionalizzata la divisione tra studenti frequentanti e non,
che da sempre noi combattiamo
ed alla quale ci opporremo strenuamente anche questa volta.
L'attacco
al diritto allo studio passa anche per queste piccole modifiche,
se consideriamo che la tendenza storica è quella di un
aumento
considerevole delle tasse universitarie
e di un ritiro
dal sostegno pubblico degli studenti in difficoltà.
Si freghino pure le mani le
liste universitarie
che “hanno vinto” piegandosi al controllo tecnico, un
lavoro da contabili,
dell'esazione delle tasse universitarie, mentre tendono
la mano alle dirigenze
nell'evitare che una mobilitazione dal basso raggiunga lo scopo reale
di evitare l'innalzamento delle tasse, come è successo due
anni or sono. È inutile appellarsi al limite legale (il 20%
del fondo di finanziamento ordinario concesso dallo stato) di
imposizione delle tasse universitarie:
il nuovo decreto 112
varato in estate, trasformando le Università in fondazioni
private, elimina quel precedente limite, e apre
la
strada all'innalzamento incontrollato della “contribuzione”
studentesca,
che sarebbe meglio chiamare indispensabile sostegno, con buona pace
dei “vincitori”. Di fronte a questa aperta ed incontestabile
selezione di classe all'entrata,
viene
meno la possibilità di dare esami a novembre e per tutta la
primavera
per chi non è un assiduo frequentante. E' la realtà di
una università nella quale i tempi di studio sono legati
all'acquisizione dei crediti tramite esame al termine della lezione,
nella quale non
è possibile prendere tempo per approfondire,
è soprattutto la
realtà di una università classista che non tiene conto
di quel 54% di studenti-lavoratori passa anche da questi
provvedimenti.
Eliminando gli appelli le dirigenze applicano in toto gli accordi
sottoscritti da CRUI e CONFINDUSTRIA, per la riproduzione della
selezione di classe all'interno degli atenei
e per la produzione di laureati asserviti ai bisogni contingenti
delle imprese.
PRETENDIAMO
CHE VENGA RIPRISTINATO IL PRECEDENTE NUMERO DI APPELLI,
ma non ci aspettiamo nulla dai baroni e dai professori attaccati al
loro carro, sappiamo bene quale è l'unico modo per ottenere un
risultato reale e concreto: la lotta
autorganizzata,
l'unica in grado di opporsi alla costruzione di una Università
al soldo dei padroni.
LA
QUESTIONE DEGLI SPAZI
Il
collettivo ha subito pesanti intimidazioni
da parte delle autorità universitarie e di conseguenza delle
forze dell'ordine. Subiamo già un processo in corso per essere
intervenuti durante una “lezione” dell'ambasciatore israeliano
Gol, ed inoltre la questura, tramite tutta la stampa cittadina, ha
minacciato ritorsioni in termini legali con tanto di articoli del
codice penale allegati, per aver organizzato una festa di
auto-finanziamento all'interno del Polo.
Il
nostro intento specifico è quello di riportare alla vita uno
spazio,
il Polo universitario di Novoli, che
nasce dalla speculazione edilizia di FIAT (come
più volte abbiamo denunciato) e “vive” di sfruttamento
della prostituzione.
La
riappropriazione degli spazi universitari è un obiettivo che
da tempo ci siamo posti, quanto mai urgente alla luce del legame
indissolubile che esiste tra le riforme Universitarie e
l’organizzazione architettonica del Polo di Novoli.
L’apprendimento improntato ad un criterio
di produttività,
formalizzato nel concetto di credito formativo, si riflette
pienamente nelle forme del polo di Scienze Sociali. Qualsiasi afflato
di socialità e di conflitto politico è escluso dallo
spazio fisico, dove a presidiare il grigio del cemento brilla
l’occhio di vetro delle telecamere, o la presenza
ingombrante di cow-boys legalizzati con tanto di “ferro” in
tasca.
Dietro alla difesa del “pubblico decoro” si nascondono le
necessità
del sistema delle
imprese,
alle quali occorre un’Università
pacificata, asettica e produttiva.
La
dirigenza accademica tenta di gestire il problema degli spazi come un
problema tecnico, affidando la
“gestione” del dissenso a piccoli burocrati
come il dirigente Simone Migliarini, o come un problema
di ordine pubblico,
lasciando le Forze del Disordine spadroneggiare tranquillamente per
le strade del Polo, ma la finzione legalitaria cade di fronte
all’enormità
del problema politico.
NOVOLI
E' UN LUOGO VOTATO ALLA REPRESSIONE DELLA SOCIALITA' E ALLA
SOPPRESSIONE DI QUALSIASI FORMA DI LOTTA POLITICA AUTORGANIZZATA.
Ma
noi non ci stiamo. Continueremo sempre a praticare l’antifascismo,
l’internazionalismo, l’antisessismo, la lotta allo sfruttamento
al di là dei margini angusti della rappresentanza, oltre i
limiti delle bacheche.
RIPRENDIAMOCI
I NOSTRI MURI, LE NOSTRE STRADE,
LE
NOSTRE FACOLTA'!
DETERMINIAMO
NOI QUELLO CHE CI APPARTIENE!!!
SOLO
LA LOTTA PAGA!!!