CollettivoPolitico

27 Gen, 2008

VOLANTINO DISTRIBUITO AL CORTEO DEL 26

VARIE — Inviato da compagnox @ 17:58

 

L'AMBASCIATOR CHE PORTA PENA....E PROCESSI

  

Il 22 febbraio del 2005 il prof. Mannoni, docente della Facoltà di Giurisprudenza, aveva organizzato all'interno del Polo universitario di Novoli una conferenza dal titolo “Prospettive di pace in Medioriente”, con unico relatore l'ambasciatore israeliano Ehud Gol. Il personaggio era conosciuto nel nostro paese per le sue affermazioni provocatorie di stampo razzista e le malcelate ambizioni di scalata all'interno della destra israeliana. Ma soprattutto Gol era il rappresentante politico e diplomatico del governo guidato da Ariel Sharon, già tristemente noto come complice della mattanza nei campi profughi di Sabra e Chatila (Libano) e notoriamente schierato su posizioni sioniste radicali (tra l'altro proprio in quei mesi stava portando avanti con decisione la costruzione del “muro della vergogna”, in violazione dei più elementari diritti umani del popolo palestinese).


A nostro avviso una conferenza organizzata su tali basi era una provocazione, una passerella per il suo organizzatore (che ora infatti siede nell'Autorità di garanzia per le comunicazioni in quota Forza Italia) e soprattutto un'operazione di propaganda tesa a dipingere Israele come portatore di pace nell'area mediorientale, cancellando la sua natura di stato occupante che opprime militarmente il popolo palestinese.


Anche in questa occasione l'Università, proprio per il suo ruolo strategico di snodo scientifico-culturale (e politico) nella nostra società, è stata strumentalizzata da persone che la vorrebbero ridotta a mera vetrina mediatica e passivo veicolo culturale di propagande partitiche, religiose, quando non dichiaratamente reazionarie (vedi le recenti vicende della Sapienza).


Il Rettore dell'Ateneo fiorentino Augusto Marinelli anziché declinare l'invito ha scelto di presenziare, conferendo così a questo incontro quella legittimità che di per sé non avrebbe avuto.


Molti studenti, non solo i militanti del Collettivo Politico, hanno scelto di intervenire alla conferenza, contestandone la struttura e portando quei contenuti che nell'intento degli organizzatori non avrebbero trovato espressione.


La risposta è arrivata volutamente su tutt'altro piano: da un lato l'intervento coatto delle forze di Polizia all'interno dell'aula universitaria, dall'altro un processo mediatico costruito sulle parole d'ordine dell'antisemitismo e dello squadrismo, da sempre spauracchi politici utilizzati strumentalmente da Israele e dalla sinistra istituzionale per criminalizzare l'avversario, attacco tanto più paradossale se rivolto a persone che come noi ritengono l'opposizione a questi valori un patrimonio importante della loro storia politica. Infine, come “ovvio” epilogo, procedimento penale a carico degli studenti.

Il periodo era caratterizzato dal lancio della Road Map e la stampa di mezza Europa non si è fatta scappare l'occasione per accusarci di contribuire a compromettere il percorso di pace tra israeliani e palestinesi. Crediamo sia evidente non solo la grottesca sproporzione dell'accusa ma soprattutto la sua inconsistenza. L'attuale assedio (con tanto di embargo energetico) su Gaza nonché l'ampliamento degli insediamenti di coloni israeliani in Cisgiordania sono solo gli ultimi fatti di cronaca, che evidenziano la volontà di Israele, allora come oggi, di non riconoscere al popolo palestinese il diritto alla propria terra e all'esistenza.


Il 14 febbraio si terrà la prossima udienza del dibattimento che vede 6 studenti processati sulla base di capi di imputazione pretestuosi, in un processo politico il cui scopo è la criminalizzazione del dissenso e l'intimidazione penale a quanti vogliano rimettere in discussione le “regole democratiche” della gestione personalistica e faziosa dell'università. L'epilogo del procedimento è prossimo e la sentenza di primo grado è attesa tra pochi mesi.

Importante sottolineare che gli imputati hanno scelto di non avvalersi di strumenti giuridici come l'oblazione, che avrebbero forse evitato il procedimento penale ma legittimato nel contempo l'accusa del Procuratore Capo Ubaldo Nannucci e contribuito di sicuro a ridurre i margini di agibilità politica e libera espressione nell'Università e in tutta Firenze.

 

Oggi siamo in piazza a manifestare contro uno stato in guerra permanente,voluto dai nostri governi e ormai fattore endemico del sistema econmico in cui viviamo.

Oggi  siamo in piazza in solidarietà ai compagni processati per aver manifestato il loro dissenso a questo sistema di guerra.

Non possiamo non sottolineare la continuità che lega in un'unica strategia repressiva il processo ai manifestati del '99 a quello degli studenti dell'università: in entrambe le situazioni la volontà è stata quella di rispondere alla politica dalle aule dei tribunali, con l'avallo di qualche magistrato compiacente.

 

                                                                                                         COLLETTIVO POLITICO DI SCIENZE POLITICHE
 


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