didattica


tutto
cambia?!?

Entro
la fine di ottobre il consiglio di facoltà dovrà
elaborare una nuova offerta formativa per il prossimo anno accademico
(2007/2008),
sulla base dei decreti del ministro Mussi. Tali
decreti lasciano intatto il sistema formativo introdotto dalla grande
riforma a tappe Ruberti – Zecchino – Berlinguer – Moratti, non
intaccando minimamente:

  • il
    legame sempre più forte tra università ed imprese;

  • il
    taglio sistematico ai fondi statali destinati all'Università;

  • la
    stratificazione del percorso universitario in livelli progressivi
    (triennale, specialistica, masters avanzati), che presentano costi
    sempre più elevati, determinando una selezione di classe;
    così viene impedito l'accesso ai livelli alti della
    formazione a chi non può sostenerli;

  • lo
    svilimento della cultura critica, in favore di una progressiva, o
    presunta, professionalizzazione (che si manifesta oggi in una deriva
    nozionistica dei corsi classici di scienze sociali);

  • la
    quantificazione del sapere in crediti che impone ritmi di studio
    serrati e perciò insostenibili che non tengono conto dei
    tempi di apprendimento e di approfondimento;

  • la
    gestione degli spazi (Novoli ne è un esempio) che ne riduce
    sistematicamente le possibilità di un utilizzo autonomo da
    parte degli studenti, per determinare momenti di aggregazione e di
    riflessione collettiva, al di fuori del processo studio – esame –
    studio;

  • l'attacco
    al diritto allo studio: diritto alla casa, ai trasporti, alla mensa,
    all'accesso gratuito alla cultura;

I decreti
Mussi si limitano, in parte, a rimuovere alcuni effetti collaterali
prodotti dal processo di riforme. In particolare si è
registrata una eccessiva proliferazione di corsi di laurea triennali
e degli esami all'interno degli stessi corsi. Nei prossimi consigli
di facoltà si applicheranno i correttivi ministeriali al
quadro specifico di Scienze Politiche: verranno rivisti i corsi di
laurea e rimodellati i piani formativi.

Come
studenti non possiamo restare a guardare i frutti delle decisioni
delle istituzioni accademiche, in cui si esprimono interessi
baronali, né delegare ai rappresentanti degli studenti (che in
consiglio, peraltro, non contano nulla), i nostri bisogni.

Discutiamo
collettivamente la questione per determinare ed imporre politicamente
le nostre condizioni al consiglio di facoltà,
consapevoli
che solo con una lotta dal basso possiamo riappropriarci del nostro
futuro.

I commenti sono stati disattivati.