BASTA CONCERTARE, SCIOPERO GENERALE! Gli studenti “accolgono” la Camusso a Novoli!


“All’epoca della schiavitù i sindacati avrebbero negoziato la lunghezza della catena…”

 

Oggi, 26 OTTOBRE,  il Segretario generale CGIL -Susanna Camusso- era presente a Novoli e, come da copione, ha mostrato il vero volto del sindacalismo confederale, quello fatto di vuota retorica e vane promesse. Alle domande poste dagli studenti o ha goffamente glissato o ha risposto asserendo che lo sciopero generale non può essere chiamato proprio a causa della crisi e che questa forma di lotta graverebbe sulle spalle e nelle tasche dei soli lavoratori. Il Segretario è arrivata addirittura a sostenere che a meno scioperi si ricorre più efficacia a questi viene riconosciuta. Quindi, di fronte alle politiche di austerity e ai numerosi attacchi ai diritti dei lavoratori, l’unica strada percorribile sarebbe, a suo avviso, chinare la testa e non scioperare?!

Dal canto nostro, riteniamo, invece, che lo sciopero sia una forma di lotta della quale i lavoratori non devono essere privati, soprattutto nell’attuale congiuntura economica che mette in ginocchio milioni di persone dentro e fuori dall’Europa.

BASTA SCENDERE A COMPROMESSI: CHE LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI!

SOLO LA LOTTA PAGA!

BASTA CONCERTARE, SCIOPERO GENERALE!

Oggi, nell’ambito dell’iniziativa “Lavorare al futuro: la precarietà nella crisi, I diritti per uscirne”, è stata invitata al Polo di Novoli il Segretario della CGIL Susanna Camusso. Paradossalmente il Segretario ha la pretesa di parlare a noi studenti di “lavoro e futuro” quando il suo sindacato da sempre concerta sull’abolizione dei diritti dei lavoratori, quindi sulla loro pelle, facendo passare ogni tipo di riforma antisociale volta al peggioramento della qualità della vita di tutti. Infatti proprio la Cgil, assieme a Cisl e Uil, ha contribuito alla ulteriore precarizzazione della vita di milioni di lavoratori, quindi all’eliminazione di quei diritti acquisiti in anni di lotte, spianando la strada al nuovo paradigma: il “modello Marchionne”. Ovvero quello dei contratti separati, della cancellazione del Contratto Nazionale, dei licenziamenti ancor più “facili”, lasciando completamente soli i lavoratori di fronte ai ricatti padronali: come accaduto alla Fiat di Pomigliano o Mirafiori dove il sindacato non è andato oltre ad una campagna referendaria davanti ad una scelta inesistente tra la rinuncia ai diritti per lavorare o la rinuncia al lavoro per i diritti; o, come è accaduto recentemente a Taranto, con la falsa dicotomia tra “lavoro” e “salute”, arrivata oggi come contraddizione dopo la decisione di un giudice di “bonificare” gli impianti dell’Ilva, che ha visto per anni la complicità dei sindacati confederali.

Non deve essere data nessuna legittimità di rappresentanza ad un sindacato, e come questo agli altri, che non solo non si oppone alle politiche antisociali dei vari governi (come oggi con il governo Monti) ma che, oltretutto, preferisce piccoli scioperi di categoria per tentare di avere “peso” nei tavoli concertativi, rinunciando allo sciopero generale, preferendo invece le aule dei tribunali (come se la giustizia sociale risiedesse nella legalità borghese…). Tornando al sottotitolo dell’iniziativa di oggi, poi, è emblematico il fatto che non si dica davvero cos’è la crisi, ovvero crisi strutturale del capitalismo, legittimando quindi la propaganda governativa per la quale “visto che c’è la crisi, vanno fatti I sacrifici per uscirne”. Dunque la colpa, per governo e sindacati, sarebbe nostra e noi dovremmo pagare ancora, perchè siamo improvvisamente diventati dei “privilegiati” e abbiamo “vissuto al di sopra delle nostre possibilità”. La realtà è ben diversa: proprio perchè la crisi è un fattore strutturale di questo sistema, e dato che nella crisi I padroni vedono diminuire I loro profitti, quindi l’accumulazione di capitale, adesso hanno bisogno di far ripartire un ciclo di accumulazione e, per questo, licenziano, precarizzano, non assumono; lo fanno per eliminare quelli che per loro sono dei “costi”, ovvero noi e I diritti che ci siamo conquistati. Non si tratta quindi di “diritti per uscirne”, sono leggi dell’economia politica: aumentano I salari, diminuiscono I profitti, aumentano I profitti diminuiscono I salari. E’ per tale ragione, che I sindacati confederali conoscono bene, che assistiamo a tutto questo. I “diritti” di cui parlano loro, infatti, li conosciamo e non sono certo collegati alla qualità della nostra vita, ma all’aumento dei profitti dei padroni, I quali vogliono imporci I loro ricatti per assoggettarci alle loro logiche, dividerci e aumentare il nostro sfruttamento. Per tutto ciò oggi ribadiremo la nostra contrarietà alle misure di macelleria sociale del governo, alle blande risposte, comunque complici, dei sindacati confederali, quindi al metodo concertativo; consapevoli che solo organizzandoci e lottando possiamo realmente resistere ed avanzare contro le continue offensive padronali e governative.

I DIRITTI NON SI “MERITANO”, SI CONQUISTANO!

PER UN LAVORO ED UN’ISTRUZIONE LIBERI DAL PROFITTO

Studenti medi e universitari autorganizzati

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