VOGLIAMO LA REINTRODUZIONE DEGLI APPELLI DI NOVEMBRE E APRILE, PER TUTTI !

QUESTI
APPELLI S’HANNO DA FARE!

L’esito
dell’ultimo consiglio di facoltà e dell’assemblea degli
studenti con la preside ha definitivamente messo in luce
l’
indisponibilità di
quest’ultima e dei professori a venire incontro alle richieste degli
studenti riguardo
alla reintroduzione
degli appelli di novembre e aprile
.

Si rivelano
quindi per l’ennesima volta gli
enormi
limiti dei canali
"istituzionali":
quali possibilità hanno 7 studenti contro un centinaio di
professori di vedere soddisfatte le proprie richieste?

Vogliamo quindi
rilanciare una
mobilitazione dal basso
che, forte di una auspicabile comunanza di intenti tra
gli studenti, possa esercitare la dovuta pressione sugli organi
accademici,
senza delegare ai
soliti rappresentanti la difesa dei propri diritti.

Di come
procedere con la mobilitazione discuteremo innanzitutto nella nostra
assemblea settimanale (ogni giovedì alle 14) a cui tutti
coloro che vogliono portare il loro contributo sono invitati a
partecipare e portare proposte.

VOGLIAMO
LA REINTRODUZIONE DEGLI APPELLI DI NOVEMBRE E APRILE, PER TUTTI !

LOTTIAMO
PER DIFENDERE I NOSTRI DIRITTI !

Collettivo
Politico di Scienze Politiche

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ASSEMBLEA

ASSEMBLEA
SULLA RIFORMA DEI PIANI DI STUDIO DI RELAZIONI INTERNAZIONALI

 

 

La situazione in cui gli
studenti di relazione internazionali si sono venuti a trovare a
seguito della riforma dei piani di studio e alla modificazione del
calendario didattico è assolutamente irrispettosa dei loro
diritti: molti corsi sono stati soppressi; le sessioni di novembre
marzo e aprile sono state cancellate e gli studenti devo fare appello
alla “bontà” del singolo docente per sostenere gli esami
in queste sessioni non ufficiali dovendo attendere ,per la
verbalizzazione, una sessione “ufficiale”; gli studenti
lavoratori non potendo frequentare i corsi ,qual’ora essi siano
stati attivati, vengono ulteriormente penalizzati.

Il consiglio di facoltà
tenutosi il 17/09/2008 si è dimostrato sordo alle richieste
dei rappresentanti degli studenti, che avevo portato all’attenzione
dell’assemblea le assurdità che travolgono noi tutti. E’
necessario di conseguenza che tutti gli iscritti al corso di laurea
si auto organizzino, poiché le singole vertenze da sole non
possono cambiare questo stato di cose.

Per questo abbiamo deciso
di chiamare un’assemblea aperta a tutti lunedì 22 settembre
alle ore 15 nell’aula 1.03/D6 (aula Francesco lo Russo), per
discutere i problemi e decidere come agire.



LUNEDI
22 SETTEMBRE ORE15 AULA 1.03/D6

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LA NOSTRA LOTTA

PARTECIPA
ALL’ASSEMBLEA DEL COLLETTIVO OGNI GIOVEDÌ ALLE 14.00 AULA
BRUNO FANCIULLACCI EDIFICIO D5 (PORTA ROSSA)

Il
collettivo da sempre si batte per il rispetto del
diritto allo studio, un diritto che di anno in anno viene vilipeso e sostanzialmente
svuotato
dalle altre come dalla nostra Università, che propone allo studente un insegnamento “multidisciplinare”, “moderno”, “versatile” insomma all’avanguardia nel paese ed in Europa. Sfogliando la nuova guida per gli studenti l’osservatore attento, comparando l’oggetto che ha in mano con le copie degli anni precedenti, si accorgerebbe di quanto le pagine riflettano il cambiamento che lentamente ma inesorabilmente, subisce la nostra facoltà: oltre la superficiale copertina patinata, campeggia
uno
spot della BNL (oramai la francese BNP Paribas) che offre prestiti fiduciari agli studenti meritevoli (con un tasso di restituzione “agevolato” del 2%) al posto della tradizionale borsa di studio pubblica, per la quale i fondi stanziati diminuiscono di anno in anno
(2.600.000 euro dal 2003 al 2006). La “modernità” lascia il posto alla “multidisciplinarità”, dunque perchè non offrire la presentazione dei corsi di laurea al
prof. Giovanni Bechelloni, insigne sociologo, certo, esperto di comunicazioni, certo, presidente
di corso di laurea, certo… acc! Povero Bechelloni, ex presidente e
grand maitre del defunto corso di Laurea in Media e Giornalismo,
una specie di
accattivante ufficio di collocamento per parenti ed amici professori, dove il barone Bechelloni la faceva da padrone. Ma le leggi vanno rispettate ed allora lasciamo che il buon Giovanni gestisca il suo curriculum in Comunicazione, media e giornalismo come una fattoria, e soprattutto diamogli il “contentino”.
Che presenti lui
l’apertura dei corsi con una prolusione sulla comunicazione, sull’educazione all’incontro con l’Altro, in cui si lancia con sorprendente sarcasmo, non essendo certo l’altruismo il suo cavallo di battaglia.

QUANTI APPELLI?

Versatilità” riscontriamo invece nella nuova organizzazione dei corsi di laurea: è stata introdotta una nuova calendarizzazione che migliora notevolmente la precedente, liberando circa un mese e mezzo dalla fine di dicembre a metà febbraio in cui preparare
gli esami senza dover contemporaneamente frequentare.
La raccolta firme messa in atto dal Collettivo il precedente anno accademico ha dunque sortito dei risultati,
ma il controllo studentesco sulla applicazione dei decreti Mussi ha dimostrato la sua debolezza per due ragioni principali:

  1. la nuova calendarizzazione si applica ai soli corsi nel nuovissimoordinamento, ex DM 270/04 (decreto Moratti applicato da Mussi), mentre resta pressoché invariata per il secondo anno della triennale e per coloro che, iscritti alla magistrale, sono rimasti al vecchio ordinamento (ex Dm 509/99, cioè la riforma Zecchino); ciò comporta un accavallamento tra lezioni ed esami figlio della eccessiva frammentazione dei corsi di laurea sopraggiunta con la riforma Zecchino. Dal 12 gennaio al 7
    febbraio “gli ex DM 509” dovranno studiare per gli esami della sessione invernale e seguire i corsi della sessione primaverile;

  1. il numero di appelli precedente all’applicazione del DM 270/2004 era di 7 all’anno, ora è sceso a 4 (un appello a settembre, uno a dicembre, uno a gennaio-febbraio ed uno a giugno-luglio); La diminuzione del numero di appelli si conforma alla struttura del nuovissimo ordinamento, in quanto è previsto un appello al termine delle lezioni semestrali insieme alle prove intermedie (a novembre a marzo e ad aprile), accessibili solo agli studenti frequentanti. In questo modo è formalizzata ed istituzionalizzata la divisione tra studenti frequentanti e non, che da sempre noi combattiamo ed alla quale ci opporremo strenuamente anche questa volta.

L’attacco al diritto allo studio passa anche per queste piccole modifiche, se consideriamo che la tendenza storica è quella di un aumento considerevole delle tasse universitarie e di un ritiro dal sostegno pubblico degli studenti in difficoltà.
Si freghino pure le mani
le liste universitarie che “hanno vinto” piegandosi al controllo tecnico, un lavoro da contabili, dell’esazione delle tasse universitarie, mentre tendono la mano alle dirigenze nell’evitare che una mobilitazione dal basso raggiunga lo scopo reale di evitare l’innalzamento delle tasse, come è successo due anni or sono. È inutile appellarsi al limite legale (il 20% del fondo di finanziamento ordinario concesso dallo stato) di imposizione delle tasse universitarie: il nuovo decreto 112 varato in estate, trasformando le Università in fondazioni private, elimina quel precedente limite, e aprela strada all’innalzamento incontrollato della “contribuzione” studentesca, che sarebbe meglio chiamare indispensabile sostegno, con buona pace dei “vincitori”. Di fronte a questa aperta ed incontestabile selezione di classe all’entrata, viene meno la possibilità di dare esami a novembre e per tutta la primavera per chi non è un assiduo frequentante. E’ la realtà di una università nella quale i tempi di studio sono legati all’acquisizione dei crediti tramite esame al termine della lezione, nella quale non è possibile prendere tempo per approfondire, è soprattutto la realtà di una università classista che non tiene conto di quel 54% di studenti-lavoratori passa anche da questi provvedimenti. Eliminando gli appelli le dirigenze applicano in toto gli accordi sottoscritti da CRUI e CONFINDUSTRIA, per la riproduzione della selezione di classe all’interno degli atenei e per la produzione di laureati asserviti ai bisogni contingenti delle imprese.

PRETENDIAMO CHE VENGA RIPRISTINATO IL PRECEDENTE NUMERO DI APPELLI,
ma non ci aspettiamo nulla dai baroni e dai professori attaccati al loro carro, sappiamo bene quale è l’unico modo per ottenere un risultato reale e concreto: la
lotta autorganizzata, l’unica in grado di opporsi alla costruzione di una Università al soldo dei padroni.

LA QUESTIONE DEGLI SPAZI

Il collettivo ha subito pesanti intimidazioni da parte delle autorità universitarie e di conseguenza delle forze dell’ordine. Subiamo già un processo in corso per essere intervenuti durante una “lezione” dell’ambasciatore israeliano Gol, ed inoltre la questura, tramite tutta la stampa cittadina, ha minacciato ritorsioni in termini legali con tanto di articoli del codice penale allegati, per aver organizzato una festa di auto-finanziamento all’interno del Polo.

Il nostro intento specifico è quello di riportare alla vita uno spazio, il Polo universitario di Novoli, che nasce dalla speculazione edilizia di FIAT (come più volte abbiamo denunciato) e “vive” di sfruttamento della prostituzione.

La riappropriazione degli spazi universitari è un obiettivo che da tempo ci siamo posti, quanto mai urgente alla luce del legame indissolubile che esiste tra le riforme Universitarie e l’organizzazione architettonica del Polo di Novoli. L’apprendimento improntato ad un criterio
di produttività
, formalizzato nel concetto di credito formativo, si riflette pienamente nelle forme del polo di Scienze Sociali. Qualsiasi afflato
di socialità e di conflitto politico è escluso dallo spazio fisico, dove a presidiare il grigio del cemento brilla l’occhio di vetro delle telecamere, o la
presenza ingombrante di cow-boys legalizzati con tanto di “ferro” in tasca. Dietro alla difesa del “pubblico decoro” si nascondono le
necessità del sistema delle imprese, alle quali occorre un’Università pacificata, asettica e produttiva.

La dirigenza accademica tenta di gestire il problema degli spazi come un problema tecnico, affidando la “gestione” del dissenso a piccoli burocrati come il dirigente Simone Migliarini, o come un problema di ordine pubblico, lasciando le Forze del Disordine spadroneggiare tranquillamente per le strade del Polo, ma la finzione legalitaria cade di fronte all’enormità del problema politico.

NOVOLI E’ UN LUOGO VOTATO ALLA REPRESSIONE DELLA SOCIALITA’ E ALLA SOPPRESSIONE DI QUALSIASI FORMA DI LOTTA POLITICA AUTORGANIZZATA.

Ma noi non ci stiamo. Continueremo sempre a praticare l’antifascismo, l’internazionalismo, l’antisessismo, la lotta allo sfruttamento al di là dei margini angusti della rappresentanza, oltre ilimiti delle bacheche.

RIPRENDIAMOCI I NOSTRI MURI, LE NOSTRE STRADE, LE NOSTRE FACOLTA’!

DETERMINIAMO NOI QUELLO CHE CI APPARTIENE!!!

SOLO LA LOTTA PAGA!!!

 

 

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CONTROGUIDA 2008-2009

SCARICA LA CONTROGUIDA:

http://www.snapdrive.net/files/514400/controguida.pdf

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E LO STATO SI VENDICA. 7 ANNI PER I COMPAGNI IMPUTATI


Se le richieste del pm Suchan parevano surreali ( dai 4 ai 5 anni e mezzo per aver preso "botte da orbi" dalle forze dell’ordine ), il giudice si è superato: ben 7 anni di galera ( in primo grado, ovviamente ) per tutti e 13 gli imputati, con la sola aggravante politica. Da ciò non si può che trarre una conclusione: opporsi alle cosiddette guerre umanitarie, alla precarietà del lavoro e della vita, alle morti bianche, al neofascismo, ai deliranti pacchetti sicurezza necessita una punizione. Soprattutto se, come a Firenze, il movimento non ha mai fatto distinzione tra governi "amici" o meno. Di qui la "pena esemplare" a 7 anni di reclusione. Una pena superiore alle richieste e uguale per tutti: è evidente dunque il significato puramente politico della sentenza. Prosegui la lettura »

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GUERRE E TRIBUNALI NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE!

Sabato mattina un corteo di circa 2500 persone ha attraversato le vie del centro di Firenze per dimostrare la massima solidarietà ai 13 imputati del 13 maggio 1999.


In quell’occasione il corteo dei sindacati di base contro la guerra in Kosovo del governo D’Alema finì con una violenta e ingiustificata carica da parte delle forze dell’ordine sotto il Consolato americano. Ci furono numerosi feriti, tra cui una consigliera comunale colpita da una manganellata in faccia; furono sparati lacrimogeni ad altezza uomo da pochi metri e i "tutori dell’ordine" utilizzarono il calcio del fucile per tappare la bocca a coloro che urlavano tutto il loro dissenso e sdegno per l’ennesima "guerra umanitaria". Una ragazza, infine, rischiò di perdere un occhio.


Ora, 9 anni dopo, arrivano le sentenze: il pm Suchan, notoriamente vicino ai DS, ha richiesto nella requisitoria pene dai 4 ai 5 anni e mezzo, resuscitando nell’arringa lo spettro di un "redivivo zoccolo duro dell’ autonomia operaia".


Il corteo ha quindi espresso, pacificamente ma con determinazione, la ferma opposizione a questo stato di guerra permanente ( dal Kosovo i bombardieri americani e italiani si sono spostati verso Afghanistan, Iraq, e possiamo immaginare ora un attacco imminente all’Iran ), e allo stesso tempo la massima solidarietà ai compagni imputati a Firenze, così come a Genova, Cosenza, Milano e Torino.


E’ infatti sotto gli occhi di tutti la volontà dello Stato di usare la repressione, fisica nelle piazze e giuridica nelle aule di tribunale, per colpire e dividere il movimento. A tale strategia rispondiamo con  un NO! secco alle politiche guerrafondaie di tutti i governi e alle condanne nei confronti dei nostri compagni.

PER TUTTI I COMPAGNI LIBERTA’, COSTRUIAMO LA SOLIDARIETA’!

 

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VOLANTINO DISTRIBUITO AL CORTEO DEL 26


 


L’AMBASACIATOR CHE PORTA PENA….E PROCESSI


  

Il
22 febbraio del 2005 il prof. Mannoni, docente della Facoltà
di Giurisprudenza, aveva organizzato all’interno del Polo
universitario di Novoli una conferenza dal titolo “Prospettive di
pace in Medioriente”, con unico relatore l’ambasciatore israeliano
Ehud Gol. Il personaggio era conosciuto nel nostro paese per le sue
affermazioni provocatorie di stampo razzista e le malcelate ambizioni
di scalata all’interno della destra israeliana. Ma soprattutto Gol
era il rappresentante politico e diplomatico del governo guidato da
Ariel Sharon, già tristemente noto come complice della
mattanza nei campi profughi di Sabra e Chatila (Libano) e
notoriamente schierato su posizioni sioniste radicali (tra l’altro
proprio in quei mesi stava portando avanti con decisione la
costruzione del “muro della vergogna”, in violazione dei più
elementari diritti umani del popolo palestinese).


A
nostro avviso una conferenza organizzata su tali basi era una
provocazione, una passerella per il suo organizzatore (che ora
infatti siede nell’Autorità di garanzia per le comunicazioni
in quota Forza Italia) e soprattutto un’operazione di propaganda
tesa a dipingere Israele come portatore di pace nell’area
mediorientale, cancellando la sua natura di stato occupante che
opprime militarmente il popolo palestinese.


Anche
in questa occasione l’Università, proprio per il suo ruolo
strategico di snodo scientifico-culturale (e politico) nella nostra
società, è stata strumentalizzata da persone che la
vorrebbero ridotta a mera vetrina mediatica e passivo veicolo
culturale di propagande partitiche, religiose, quando non
dichiaratamente reazionarie (vedi le recenti vicende della Sapienza).A


Il
Rettore dell’Ateneo fiorentino Augusto Marinelli anziché
declinare l’invito ha scelto di presenziare, conferendo così a
questo incontro quella legittimità che di per sé non
avrebbe avuto.


Molti
studenti, non solo i militanti del Collettivo Politico, hanno scelto
di intervenire alla conferenza, contestandone la struttura e portando
quei contenuti che nell’intento degli organizzatori non avrebbero
trovato espressione.


La
risposta è arrivata volutamente su tutt’altro piano: da un
lato l’intervento coaAtto delle forze di Polizia all’interno dell’aula
universitaria, dall’altro un processo mediatico costruito sulle
parole d’ordine dell’antisemitismo e dello squadrismo, da sempre
spauracchi politici utilizzati strumentalmente da Israele e dalla
sinistra istituzionale per criminalizzare l’avversario, attacco tanto
più paradossale se rivolto a persone che come noi ritengono
l’opposizione a questi valori un patrimonio importante della loro
storia politica. Infine, come “ovvio” epilogo, procedimento
penale a carico degli studenti.

Il
periodo era caratterizzato dal lancio della
Road
Map

e la stampa di mezza Europa non si è fatta scappare
l’occasione per accusarci di contribuire a compromettere il percorso
di pace tra israeliani e palestinesi. Crediamo sia evidente non solo
la grottesca sproporzione dell’accusa ma soprattutto la sua
inconsistenza. L’attuale assedio (con tanto di embargo energetico) su
Gaza nonché l’ampliamento degli insediamenti di coloni
israeliani in Cisgiordania sono solo gli ultimi fatti di cronaca, che
evidenziano la volontà di Israele, allora come oggi, di non
riconoscere al popolo palestinese il diritto alla propria terra e
all’esistenza.


Il
14 febbraio si terrà la prossima udienza del dibattimento che
vede 6 studenti processati sulla base di capi di imputazione
pretestuosi, in un processo politico il cui scopo è la
criminalizzazione del dissenso e l’intimidazione penale a quanti
vogliano rimettere in discussione le “regole democratiche” della
gestione personalistica e faziosa dell’università. L’epilogo
del procedimento è prossimo e la sentenza di primo grado è
attesa tra pochi mesi.A

Importante
sottolineare che gli imputati hanno scelto di non avvalersi di
strumenti giuridici come l’oblazione, che avrebbero forse evitato il
procedimento penale ma legittimato nel contempo l’acAcusa del
Procuratore Capo Ubaldo Nannucci e contribuito di sicuro a ridurre i
margini di agibilità politica e libera espressione
nell’Università e in tutta Firenze.


 
AA


Oggi siamo in piazza a manifestare contro uno stato in guerra permanente,voluto dai nostri governi e ormai fattore endemico del sistema econmico in cui viviamo.


Oggi  siamo in piazza in solidarietà ai compagni processati per aver manifestato il loro dissenso a questo sistema di guerra.


Non possiamo non sottolineare la continuità che lega in un’unica strategia repressiva il processo ai manifestati del ’99 a quello degli studenti dell’università: in entrambe le situazioni la volontà è stata quella di rispondere alla politica dalle aule dei tribunali, con l’avallo di qualche magistrato compiacente.


 


                                                                                                         COLLETTIVO POLITICO DI SCIENZE POLITICHE
 

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26 gennaio corteo cittadino contro guerra e repressione

26gennaio

 

Guerre e tribunali non fermeranno le nostre lotte

Il 28 gennaio ci saranno le sentenze per i 14 imputati al processo per
gli incidenti sotto il Consolato Usa a Firenze il 13 maggio ’99, in
occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base contro la
guerra della Nato e del governo D’Alema in Jugoslavia.
Il corteo fu caricato sotto il consolato e seguì una giornata di
mobilitazione con l’occupazione della sede DS, partito di governo.
Fecero seguito una campagna di criminalizzazione ed attacco alla
manifestazione, che si ritrova anche nella requisitoria del pm, con
l’intento di colpire chi osasse contrapporsi. Per 13 denunciati la
pesante richiesta di condanna va dai 4 ai 5 anni.
Sabato 26 gennaio saremo in piazza a Firenze per manifestare contro la
guerra, la repressione ed in solidarietà agli imputati, in occasione
della giornata di mobilitazione mondiale del movimento contro la guerra
con iniziative in Italia nelle piazze e davanti ai siti militari, per
il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, la
chiusura delle basi militari e l’opposizione a che se ne costruiscano
di nuove (a partire da Vicenza con il Dal Molin), la drastica riduzione
delle spese di guerra e l’aumento delle spese sociali.
Guerra, repressione e controllo sociale sono del resto medesimi aspetti
della militarizzazione della società necessaria ad alimentare
l’economia occidentale e l’industria bellica, a controllare risorse e
forza lavoro e ad imporre le regole della “democrazia”.
Dal ’99 in poi con la presa d’atto che la guerra permanente era
iniziata e che uno stato in guerra non può tollerare la crescita di
un’opposizione sociale e politica,
sono infatti decine le
inchieste, gli arresti, le condanne per reati che vanno
dall’associazione sovversiva alla resistenza e numerosi sono i
provvedimenti legislativi (dalle leggi contro il terrorismo ai numerosi
pacchetti sicurezza) che caratterizzano questo come momento
emergenziale e costituente, insieme alla guerra, di un nuovo ordine.
La guerra è infatti proseguita, si è rivolta verso il Medio Oriente,
l’Afghanistan, la Palestina, il Libano e domani l’Iran o il Darfur,
mentre la questione del Kosovo, diventa nuovamente un elemento centrale
delle politiche di colonizzazione con l’intenzione di inviare nuove
forze di polizia a supportarne l’indipendenza. E l’attuale governo ha
sostenuto completamente la classe dirigente italiana che, in linea con
quella europea e nordamericana, è coinvolta nell’espansione militare
dell’economia occidentale ed impegnata nel consolidamento delle
strutture militari e repressive in chiave continentale (Eurofor,
Eurogendfor, esercito Europeo….). Vanno del resto in questa direzione
l’aumento in 2 anni del 24% delle spese militari e la serie di
contratti milionari firmati da Finmeccanica ed Augusta per la fornitura
di F35 ed elicotteri da guerra a paesi NATO.
Le conseguenze di questa politica sulle condizioni di vita sono i tagli
alla sanità, alla scuola, mentre la precarietà si afferma come
condizione generale e contribuisce a creare insicurezza sociale. Le
campagne sulla sicurezza pilotate diventano quindi facile valvola di
sfogo con la quale giustificare la repressione verso gli immigrati e
gli esclusi in genere ottenendo facile consenso, ed imponendo
un concetto di sicurezza basato su repressione e controllo, mentre per
noi sicurezza significa una vita, una casa, un lavoro dignitosi per
tutti.

In questo contesto i processi di Genova ed al Sud Ribelle sono momenti
esemplari dell’attacco alle forme di resistenza, che in questi ultimi
anni ha visto oltre 9000 compagni coinvolti in procedimenti penali ed
inchieste che vanno dall’associazione sovversiva alla resistenza fino
agli ultimi reati di devastazione e saccheggio.
Ma bombe e tribunali non hanno fermato e non fermeranno la resistenza
di coloro che in questi anni si sono opposte al sistema di dominio di
stati occidentali e multinazionali: milioni di persone legate
idealmente fra loro in tutto il mondo, dai protagonisti delle rivolte
di Seattle a quelli di Cochabamba in Bolivia, dalla piazza di Genova
alla resistenza nella selva colombiana. Questa è la storia e noi
l’abbiamo scritta, non è certo nelle aule parlamentari o in quelle
giudiziarie che cerchiamo giustizia.

Solidarietà agli imputati di Genova, Cosenza e Firenze
Solidarietà a tutti i compagni nelle carceri, sotto inchiesta e denunciati


SABATO 26 GENNAIO
ORE 9.30 FIRENZE PIAZZA SAN MARCO – MANIFESTAZIONE


Iniziative con la proiezione del video sul corteo del 13/05/99 e la presenza degli imputati:

Venerdì 18 gennaio ore 21.30 al Cantiere Sociale K100fuegos – Campi Bisenzio
Sabato 19 gennaio ore 16.00 Pontassieve
Lunedì 21 gennaio ore 14.30 Liceo Classico Michelangelo Firenze;
Lunedì 21 gennaio ore 21.30 Pisa – Biblioteca Comunale
Mercoledì 23 gennaio ore 16.00 Polo Scienze Sociali di Novoli Firenze
Sabato 26 gennaio ore 21.00 cena sociale, ore 23.00 concerto dei Malasuerte al CPAFiSud di Firenze sud


Cpa Firenze Sud, Cantiere sociale K100fuegos, Voci dalla macchia, Rete
Studenti medi fiorentini, Collettivo politico di Scienze Politiche,
Collettivo FuoriLOGO di Economia, Comitato smantellamento/riconversione
base USA di Camp Darby, Slai Cobas, PCL, Sinistra Critica Firenze, Rete
dei Comunisti, realtà ed individualità anarchiche fiorentine.

 

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FUORI IL PAPA DALL’UNIVERSITA’!!!

papasapienza

  

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