E LO STATO SI VENDICA. 7 ANNI PER I COMPAGNI IMPUTATI

Inviato da compagnox | 28 Gen, 2008

Se le richieste del pm Suchan parevano surreali ( dai 4 ai 5 anni e mezzo per aver preso "botte da orbi" dalle forze dell'ordine ), il giudice si è superato: ben 7 anni di galera ( in primo grado, ovviamente ) per tutti e 13 gli imputati, con la sola aggravante politica. Da ciò non si può che trarre una conclusione: opporsi alle cosiddette guerre umanitarie, alla precarietà del lavoro e della vita, alle morti bianche, al neofascismo, ai deliranti pacchetti sicurezza necessita una punizione. Soprattutto se, come a Firenze, il movimento non ha mai fatto distinzione tra governi "amici" o meno. Di qui la "pena esemplare" a 7 anni di reclusione. Una pena superiore alle richieste e uguale per tutti: è evidente dunque il significato puramente politico della sentenza.

Come prima risposta a questo durissimo attacco da parte sì della magistratura, ma a parer nostro anche dell'amministrazione locale e del governo nazionale, ci siamo riuniti in presidio sotto la prefettura per poi partire in corteo per le vie del centro, con l'obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza al riguardo. Il corteo, molto deciso, ha raggiunto Palazzo Vecchio, dove si stava svolgendo il Consiglio Comunale, per poi sfilare sotto il tribunale e sciogliersi in Piazza Duomo.

Questa è comunque solo la prima risposta ad una sentenza a dir poco vergognosa. Nei prossimi giorni saranno organizzate altre iniziative di solidarietà.

GUERRE E TRIBUNALI NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE!

Inviato da compagnox | 28 Gen, 2008

                      

Sabato mattina un corteo di circa 2500 persone ha attraversato le vie del centro di Firenze per dimostrare la massima solidarietà ai 13 imputati del 13 maggio 1999.

In quell'occasione il corteo dei sindacati di base contro la guerra in Kosovo del governo D'Alema finì con una violenta e ingiustificata carica da parte delle forze dell'ordine sotto il Consolato americano. Ci furono numerosi feriti, tra cui una consigliera comunale colpita da una manganellata in faccia; furono sparati lacrimogeni ad altezza uomo da pochi metri e i "tutori dell'ordine" utilizzarono il calcio del fucile per tappare la bocca a coloro che urlavano tutto il loro dissenso e sdegno per l'ennesima "guerra umanitaria". Una ragazza, infine, rischiò di perdere un occhio.

Ora, 9 anni dopo, arrivano le sentenze: il pm Suchan, notoriamente vicino ai DS, ha richiesto nella requisitoria pene dai 4 ai 5 anni e mezzo, resuscitando nell'arringa lo spettro di un "redivivo zoccolo duro dell' autonomia operaia".

Il corteo ha quindi espresso, pacificamente ma con determinazione, la ferma opposizione a questo stato di guerra permanente ( dal Kosovo i bombardieri americani e italiani si sono spostati verso Afghanistan, Iraq, e possiamo immaginare ora un attacco imminente all'Iran ), e allo stesso tempo la massima solidarietà ai compagni imputati a Firenze, così come a Genova, Cosenza, Milano e Torino.

E' infatti sotto gli occhi di tutti la volontà dello Stato di usare la repressione, fisica nelle piazze e giuridica nelle aule di tribunale, per colpire e dividere il movimento. A tale strategia rispondiamo con  un NO! secco alle politiche guerrafondaie di tutti i governi e alle condanne nei confronti dei nostri compagni.

PER TUTTI I COMPAGNI LIBERTA', COSTRUIAMO LA SOLIDARIETA'!

 

VOLANTINO DISTRIBUITO AL CORTEO DEL 26

Inviato da compagnox | 27 Gen, 2008

 

L'AMBASCIATOR CHE PORTA PENA....E PROCESSI

  

Il 22 febbraio del 2005 il prof. Mannoni, docente della Facoltà di Giurisprudenza, aveva organizzato all'interno del Polo universitario di Novoli una conferenza dal titolo “Prospettive di pace in Medioriente”, con unico relatore l'ambasciatore israeliano Ehud Gol. Il personaggio era conosciuto nel nostro paese per le sue affermazioni provocatorie di stampo razzista e le malcelate ambizioni di scalata all'interno della destra israeliana. Ma soprattutto Gol era il rappresentante politico e diplomatico del governo guidato da Ariel Sharon, già tristemente noto come complice della mattanza nei campi profughi di Sabra e Chatila (Libano) e notoriamente schierato su posizioni sioniste radicali (tra l'altro proprio in quei mesi stava portando avanti con decisione la costruzione del “muro della vergogna”, in violazione dei più elementari diritti umani del popolo palestinese).


A nostro avviso una conferenza organizzata su tali basi era una provocazione, una passerella per il suo organizzatore (che ora infatti siede nell'Autorità di garanzia per le comunicazioni in quota Forza Italia) e soprattutto un'operazione di propaganda tesa a dipingere Israele come portatore di pace nell'area mediorientale, cancellando la sua natura di stato occupante che opprime militarmente il popolo palestinese.


Anche in questa occasione l'Università, proprio per il suo ruolo strategico di snodo scientifico-culturale (e politico) nella nostra società, è stata strumentalizzata da persone che la vorrebbero ridotta a mera vetrina mediatica e passivo veicolo culturale di propagande partitiche, religiose, quando non dichiaratamente reazionarie (vedi le recenti vicende della Sapienza).


Il Rettore dell'Ateneo fiorentino Augusto Marinelli anziché declinare l'invito ha scelto di presenziare, conferendo così a questo incontro quella legittimità che di per sé non avrebbe avuto.


Molti studenti, non solo i militanti del Collettivo Politico, hanno scelto di intervenire alla conferenza, contestandone la struttura e portando quei contenuti che nell'intento degli organizzatori non avrebbero trovato espressione.


La risposta è arrivata volutamente su tutt'altro piano: da un lato l'intervento coatto delle forze di Polizia all'interno dell'aula universitaria, dall'altro un processo mediatico costruito sulle parole d'ordine dell'antisemitismo e dello squadrismo, da sempre spauracchi politici utilizzati strumentalmente da Israele e dalla sinistra istituzionale per criminalizzare l'avversario, attacco tanto più paradossale se rivolto a persone che come noi ritengono l'opposizione a questi valori un patrimonio importante della loro storia politica. Infine, come “ovvio” epilogo, procedimento penale a carico degli studenti.

Il periodo era caratterizzato dal lancio della Road Map e la stampa di mezza Europa non si è fatta scappare l'occasione per accusarci di contribuire a compromettere il percorso di pace tra israeliani e palestinesi. Crediamo sia evidente non solo la grottesca sproporzione dell'accusa ma soprattutto la sua inconsistenza. L'attuale assedio (con tanto di embargo energetico) su Gaza nonché l'ampliamento degli insediamenti di coloni israeliani in Cisgiordania sono solo gli ultimi fatti di cronaca, che evidenziano la volontà di Israele, allora come oggi, di non riconoscere al popolo palestinese il diritto alla propria terra e all'esistenza.


Il 14 febbraio si terrà la prossima udienza del dibattimento che vede 6 studenti processati sulla base di capi di imputazione pretestuosi, in un processo politico il cui scopo è la criminalizzazione del dissenso e l'intimidazione penale a quanti vogliano rimettere in discussione le “regole democratiche” della gestione personalistica e faziosa dell'università. L'epilogo del procedimento è prossimo e la sentenza di primo grado è attesa tra pochi mesi.

Importante sottolineare che gli imputati hanno scelto di non avvalersi di strumenti giuridici come l'oblazione, che avrebbero forse evitato il procedimento penale ma legittimato nel contempo l'accusa del Procuratore Capo Ubaldo Nannucci e contribuito di sicuro a ridurre i margini di agibilità politica e libera espressione nell'Università e in tutta Firenze.

 

Oggi siamo in piazza a manifestare contro uno stato in guerra permanente,voluto dai nostri governi e ormai fattore endemico del sistema econmico in cui viviamo.

Oggi  siamo in piazza in solidarietà ai compagni processati per aver manifestato il loro dissenso a questo sistema di guerra.

Non possiamo non sottolineare la continuità che lega in un'unica strategia repressiva il processo ai manifestati del '99 a quello degli studenti dell'università: in entrambe le situazioni la volontà è stata quella di rispondere alla politica dalle aule dei tribunali, con l'avallo di qualche magistrato compiacente.

 

                                                                                                         COLLETTIVO POLITICO DI SCIENZE POLITICHE
 

26 gennaio corteo cittadino contro guerra e repressione

Inviato da compagnox | 16 Gen, 2008

26gennaio

 

Guerre e tribunali non fermeranno le nostre lotte

Il 28 gennaio ci saranno le sentenze per i 14 imputati al processo per gli incidenti sotto il Consolato Usa a Firenze il 13 maggio ’99, in occasione dello sciopero generale del sindacalismo di base contro la guerra della Nato e del governo D’Alema in Jugoslavia.
Il corteo fu caricato sotto il consolato e seguì una giornata di mobilitazione con l’occupazione della sede DS, partito di governo. Fecero seguito una campagna di criminalizzazione ed attacco alla manifestazione, che si ritrova anche nella requisitoria del pm, con l’intento di colpire chi osasse contrapporsi. Per 13 denunciati la pesante richiesta di condanna va dai 4 ai 5 anni.
Sabato 26 gennaio saremo in piazza a Firenze per manifestare contro la guerra, la repressione ed in solidarietà agli imputati, in occasione della giornata di mobilitazione mondiale del movimento contro la guerra con iniziative in Italia nelle piazze e davanti ai siti militari, per il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, la chiusura delle basi militari e l'opposizione a che se ne costruiscano di nuove (a partire da Vicenza con il Dal Molin), la drastica riduzione delle spese di guerra e l’aumento delle spese sociali.
Guerra, repressione e controllo sociale sono del resto medesimi aspetti della militarizzazione della società necessaria ad alimentare l’economia occidentale e l’industria bellica, a controllare risorse e forza lavoro e ad imporre le regole della “democrazia”.
Dal ’99 in poi con la presa d’atto che la guerra permanente era iniziata e che uno stato in guerra non può tollerare la crescita di un’opposizione sociale e politica, sono infatti decine le inchieste, gli arresti, le condanne per reati che vanno dall’associazione sovversiva alla resistenza e numerosi sono i provvedimenti legislativi (dalle leggi contro il terrorismo ai numerosi pacchetti sicurezza) che caratterizzano questo come momento emergenziale e costituente, insieme alla guerra, di un nuovo ordine.
La guerra è infatti proseguita, si è rivolta verso il Medio Oriente, l’Afghanistan, la Palestina, il Libano e domani l’Iran o il Darfur, mentre la questione del Kosovo, diventa nuovamente un elemento centrale delle politiche di colonizzazione con l’intenzione di inviare nuove forze di polizia a supportarne l’indipendenza. E l’attuale governo ha sostenuto completamente la classe dirigente italiana che, in linea con quella europea e nordamericana, è coinvolta nell’espansione militare dell’economia occidentale ed impegnata nel consolidamento delle strutture militari e repressive in chiave continentale (Eurofor, Eurogendfor, esercito Europeo….). Vanno del resto in questa direzione l’aumento in 2 anni del 24% delle spese militari e la serie di contratti milionari firmati da Finmeccanica ed Augusta per la fornitura di F35 ed elicotteri da guerra a paesi NATO.
Le conseguenze di questa politica sulle condizioni di vita sono i tagli alla sanità, alla scuola, mentre la precarietà si afferma come condizione generale e contribuisce a creare insicurezza sociale. Le campagne sulla sicurezza pilotate diventano quindi facile valvola di sfogo con la quale giustificare la repressione verso gli immigrati e gli esclusi in genere ottenendo facile consenso, ed imponendo un concetto di sicurezza basato su repressione e controllo, mentre per noi sicurezza significa una vita, una casa, un lavoro dignitosi per tutti.
In questo contesto i processi di Genova ed al Sud Ribelle sono momenti esemplari dell’attacco alle forme di resistenza, che in questi ultimi anni ha visto oltre 9000 compagni coinvolti in procedimenti penali ed inchieste che vanno dall’associazione sovversiva alla resistenza fino agli ultimi reati di devastazione e saccheggio.
Ma bombe e tribunali non hanno fermato e non fermeranno la resistenza di coloro che in questi anni si sono opposte al sistema di dominio di stati occidentali e multinazionali: milioni di persone legate idealmente fra loro in tutto il mondo, dai protagonisti delle rivolte di Seattle a quelli di Cochabamba in Bolivia, dalla piazza di Genova alla resistenza nella selva colombiana. Questa è la storia e noi l’abbiamo scritta, non è certo nelle aule parlamentari o in quelle giudiziarie che cerchiamo giustizia.

Solidarietà agli imputati di Genova, Cosenza e Firenze
Solidarietà a tutti i compagni nelle carceri, sotto inchiesta e denunciati

SABATO 26 GENNAIO ORE 9.30 FIRENZE PIAZZA SAN MARCO - MANIFESTAZIONE

Iniziative con la proiezione del video sul corteo del 13/05/99 e la presenza degli imputati:

Venerdì 18 gennaio ore 21.30 al Cantiere Sociale K100fuegos – Campi Bisenzio
Sabato 19 gennaio ore 16.00 Pontassieve
Lunedì 21 gennaio ore 14.30 Liceo Classico Michelangelo Firenze;
Lunedì 21 gennaio ore 21.30 Pisa – Biblioteca Comunale
Mercoledì 23 gennaio ore 16.00 Polo Scienze Sociali di Novoli Firenze
Sabato 26 gennaio ore 21.00 cena sociale, ore 23.00 concerto dei Malasuerte al CPAFiSud di Firenze sud


Cpa Firenze Sud, Cantiere sociale K100fuegos, Voci dalla macchia, Rete Studenti medi fiorentini, Collettivo politico di Scienze Politiche, Collettivo FuoriLOGO di Economia, Comitato smantellamento/riconversione base USA di Camp Darby, Slai Cobas, PCL, Sinistra Critica Firenze, Rete dei Comunisti, realtà ed individualità anarchiche fiorentine.
 

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